La storia del Gioco del Ponte di Pisa

La storia del Gioco del Ponte di Pisa

La storia del Gioco del Ponte di Pisa: è’ l’aprile del 1381 e finalmente le due rive dell’Arno sono congiunte da un bel ponte di pietra per tendere il quale è stato spazzato via il vecchio passaggio in legno, angusto e ingombro di botteghine: nascerà cosi in seguito, su questo ponte, il vero Gioco, quello che con fasi alterne e più o meno lunghe interruzioni si è disputato fino a ieri. Prima i pisani andavano a picchiarsi in piazza dei Cavalieri (allora degli Anziani), e quando le bòtte si davano e si ricevevano in giorni prestabiliti, per solito in Carnevale, era il “Gioco del Mazzascudo”.

Su come si svolgeva, mancano notizie precise, ma certo erano in molti a tornare a casa con i denti in mano; doveva essere una gran baraonda. Cosi quando venne il ponte di pietra, quelli che stavano da una parte o dall’altra dell’Arno cominciarono ad incontrarsi con un certo ordine per la rituale cazzottata. Perché cosi era fino ad epoche recenti quando fra i combattenti non esisteva alcun carrello da spingere e la battaglia avveniva uomo contro uomo, a colpi violenti di targone che spesso spiaccicavano elmo e celata sulla testa dell’avversario tanto da render necessario l’intervento del fabbro.

Giuliano Carmignani, nel 1807, ebbe a scrivere: Il Gioco consiste in una battaglia, finta più per la resistenza delle armature che per la innocuità delle armi, reale rispetto all’impegno accanito che vi si spiega. E’ difficile tenere il conte di tutte le edizioni del Gioco, con le sospensioni a volte lunghissime che ne interruppero la continuità. La storia fotografica è però abbastanza recente perché la battaglia fra Tramontana e Mezzogiorno (in antico Boreale e Australe) tornò a nuova vita nel 1935 quando fu approntata una memorabile edizione del Gioco del Ponte alla quale assistette Vittorio Emanuele III.

L’anno successivo una guerra purtroppo vera, quella di Etiopia, consigliò di lasciar perdere la tradizione, appena ripresa, che tornò ad affollare i Lungarni nel 1937. Vennero da tutti Italia per vedere la finta battaglia e la splendida coreografia di contorno, tanto che le ferrovie dello Stato concessero forti riduzioni a chi faceva il biglietto per Pisa. Poi un’altra guerra vera fece tacere per anni le voci dei “celatini” che si arrochivano nelle incitazioni brusche e sguaiate; il vecchio ponte rovinò in Arno travolto dalla furia bellica e quando si decise di ricominciare ce n’era uno nuovo, molto diverso, ma pur sempre adatto.

Cambiò anche il Gioco e la momentanea carica di passione e di rabbia che esaltava i combattenti fu contenuta, nacque il “carrello” per cui, fatta salva l’integrità fisica dei partecipanti, fu salvo il Gioco ed il suo spirito.

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