Il Prato dei Miracoli di Pisa

Il Prato dei Miracoli di Pisa, la piazza esisteva già in epoca altomedioevale, quando sorgeva una chiesa dedicata con tutta probabilità a Santa Maria (ma Santa Liberata o Reparata secondo alcuni). Accanto alla chiesa, sul lato nord, era eretto un piccolo battistero esagonale. Antecedentemente a questo periodo la zona era utilizzata: sono infatti stati trovati resti di tombe etrusche durante i lavori per il restauro del campanile e un pavimento a mosaico di una villa romana sul lato nord della Cattedrale.

La piazza per come la conosciamo inizia ad avere forma nel 1064 quando viene fondato il nuovo duomo della città. All’epoca la zona rimaneva al di fuori delle mura per le quali era previsto un ampliamento realizzato poi nel 1156 dal console Cocco Griffi. Tre anni prima delle mura inizia anche la costruzione del nuovo Battistero, stavolta posto di fronte alla chiesa e con un diametro pari alla larghezza della facciata del duomo. La porta d’accesso delle mura è la Porta del Leone, che si configura come uno dei principali punti d’accesso alla città: tale porta è aperta nell’angolo nord ovest della piazza in una piccola area maggiormente fortificata e protetta da tre torri: Santa Maria, del Leone e di Catallo. Nel 1173 si inizia la costruzione del campanile. Verso la fine di questo secolo si inizia anche la costruzione della residenza dei canonici a sud del campanile, chiudendo così la piazza sul lato est. La piazza viene poi delimitata a sud dall’edificio dello Spedale Nuovo di Santo Spirito nel 1257 ed a nord, a ridosso delle mura, dal Camposanto (1258).

Il volto della piazza cambia profondamente dopo la conquista fiorentina della città: la Porta del Leone viene chiusa per sempre e l’area davanti a tale accesso viene concessa alla comunità ebraica per il loro cimitero; viene aperta una nuova porta chiamata Porta Santa Maria sul lato ovest della piazza lungo la strada davanti all’ospedale; quest’ultimo viene totalmente modificato in stile fiorentino, perdendo ogni connotazione gotica originale.

Durante tutto il periodo mediceo e lorenese in seguito furono edificati diversi edifici negli spazi liberi: venne costruito un altro edificio dei canonici a nord del campanile e quello a sud viene ampliato con la chiesetta di San Ranierino; il campanile stesso fu circondato da un muretto di collegamento tra i due edifici vicini; a ovest del Battistero vi era la casa dell’ortolano e il recinto del suo orto; sempre ad ovest, adiacente alle mura, c’era la Dogana, essa pure con il suo piccolo orto; a nord, tra il Camposanto e la porta del Leone vi era la casa del becchino. Altri piccoli edifici sorgevano poi nell’area a sud della Cattedrale.

Dopo l’intervento di Alessandro Gherardesca, che contribuì alla formazione della piazza per come si presenta oggi, alla fine del XIX secolo si decise un ripristino alle condizioni originali: pian piano vennero abbattuti tutti gli edifici sorti durante il dominio mediceo-lorenese dando così respiro alla piazza.
Le ultime modifiche si hanno solo all’inizio del XX secolo durante l’epoca fascista con il monumento alla Lupa di Roma nel pratino a nord del campanile e i diciassette cipressi piantati lungo l’estremità est della piazza in memoria di altrettanti militanti fascisti deceduti.

(fonte Wikipedia)

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