Charles A. Lindbergh.

La sfida all'Atlanfico, accertata pèr la prima volta da Alcock e Brown nel 1919, fu riproposta in maniera altrettanto clamorosa nel 1927. Sfidante e vincitore fu un giovane appassionato americano: Charles A. Lindbergh.
La storia è nota: il 20 maggio 1927, alle 7,52, ora di New York, lo «Spirit of St. Louis», un piccolo monoplano ad ala alta, decollò sovraccarico di carburante da Roosevelt Field, con Lindbergh ai comaridi, solo a bordo, dopo 33 ore, 30 minuti e 28 secondi di volo (media 188 km/h), l'aereo atterrò a Le Bourget, aeroporto di Parigi, a conclusione di una trasvolata di 5670 chilometri.

Non fu il primo attraversamento dell'Atlantico, e neppure il primo senza scalo. Fu, senza dubbio, il primo nella storia dell'aviazione portato a termine da un uomo solo. La macchina che permise questa storica impresa il Ryan NYP Spirit of St. Louis era stata costruita in due mesi (26 febbraio-26 aprile) da una piccola e quasi sconosciuta fabbrica aeronautica di San Diego, dove Lindbergh aveva finalmente trovato, dopo tanti rifiuti pieni di scetticismo, un progettista che aveva risposto con pari entusiasmo alla sua richiesta. L'avventura dello « Spirit of St. Louis » fu preceduta e seguita, a breve distanzà di tempo, da una serie di altri tentatiwi analoghi, non tutti fortunati.

L'8 maggio (dodci giorni prima della partenza di Lindbergh) dallo stesso aeroporto Le Bourget, un goffo biplano aveva preso il volo verso Ovest, il Levasseur PL-8 Oiseau Blanc. A bordo c'erano due francesí, I'asso della grande guerra Chanles Nungesser e il capitano Francois Coli: avevano come obiettivo que!Ilo di raggiungere il continente americano senza scalo, per la primia volta in direzione Est-Ovest.

A questo scopo, il loro aereo (derivato da un ricognitore militare) era stato modificato in modo tale da disporre di una autonomia di 30 ore.
L'entusiasmo e gli sforzi, tuttavia, non erano serviti: Nungesser e Coli, investiti da una bufera di neve su Terranava, non avevano più dato notizie. L'impresa, comunque, riuscì un anno dopo (13 aprile 1928) a un monoplano tedesco, lo Junkers W.33, con a bordo Hermann Koehl, Giinther von Huenefeld e James Fitzmaurice, quest' utimo irlandese. I tre decollarono con il Bremen (così era stato battezzato l'aereo) alle 5 del mattino da Baldonnel, nei pressi di Dublino e riuscirono a raggiungere Terranova, dove effettuarono un atterraggio di fortuna.

La trasvolata era durata 37 ore, attraverso 3500 chilometri. Il W.33, derivato dal modello F.13, ricevette dall'impresa un grosso impulso sul piano commerciale: venne infatti costruito in 199 esemplari che servirorio a lungo came trasporti civili in numerose compagnie in Europa, in Canada, in America meridionale e in Africa.
Subito dopo il volo di Lindbergh, e a pochi giorni di distanza l'uno dall'altro, la trasvolata atlantica fu riproposta da due nuovi tentativi americani. Il primo venne portato a termine da Clarence D. Chamberlin e Charles A. Levine, a bordo di un monoplano Bellanca W.B.2 battezzato Columbia.

L'obiettivo era di volare non-stop da New York a Berlino: non riuscì alla lettera, in quanto I'aereo decollato il 4 giugno 1927 saltò là capitale tedesca a causa di un errore di rotta e atterrò a Eisleben, due giorni dopo. Non riuscì secondo i piani neppure la seconda trasvolata, quella di Richard Byrd, Bert Acosta, Bert Balchen e George O. Noville a bordo di un trimotore Fokker C-2 battezzato America: partirono il 29 giugno da New York intenzionati a raggiungere Parigi. Ma, una volta nel cielo di Le Bourget, furono bloccati dalla nebbia e costretti a scendere in mare a largo di Vers-sur-Mer.

Spirit of S.Louis
Spirit of St.Louis